È il passaggio più stretto di Melezzole: una lama di pietra tra case addossate, gradini consumati e archi di scarico. Il nome—“Baciafemmine”—richiama l’immaginario popolare dei vicoli così stretti da sfiorarsi passando: una scena di borgo, ironica e romantica, tutta da fotografare.
Nella trama concentrica del centro storico di Melezzole, il Vicolo delle Baciafemmine è un micro–paesaggio urbano: pochi metri di ombra e luce che raccontano secoli di vita quotidiana. Qui le abitazioni si toccano quasi, i pianelli si rincorrono, le soglie diventano piccoli belvedere domestici.
Il toponimo, diffuso in vari borghi dell’Italia centrale, rimanda alla tradizione orale: passaggi tanto esigui da costringere a sfiorarsi—da qui l’ironico “baciafemmine”. A Melezzole il nome è rimasto, insieme all’atmosfera autentica del castello d’altura.
Scorri con lo sguardo lungo le murature a caccia di dettagli. In primavera e d’estate il vicolo si accende di vasi e fioriere, regalando contrasti vividi con la pietra. È uno degli scorci più amati dai fotografi (mattina presto e tardo pomeriggio: la luce è perfetta).
Se non lo avete già fatto, sulla destra dell’ingresso del vicolo, si innesta la via Aufidia da cui si accede a una piazza davvero suggestiva con un pozzo incorniciato dai muri delle case con, sullo sfondo, l’incredibile bellezza del Monte Melezzole.
Se stai seguendo il percorso del trekking urbano di Melezzole:
Terra di frontiera umbro etrusca, terra di castelli contesi, terra di un paesaggio disegnato da borghi silenti e colline di ulivi, querce e castagni