Home » Montecchio » Tavola delle punizioni
Subito dopo La Torre, sulla destra in salita, un riquadro in travertino nel selciato indica la cisterna comunale; di lato – sulla destra – una epigrafe tramanda l’ordinanza del 1748 passata alla memoria come Tavola delle Punizioni: poche righe che raccontano, senza giri di parole, come si proteggevano igiene, decoro e soprattutto l’acqua del castello.
Nel Settecento, sotto il governatorato di Todi per lo Stato Pontificio, la comunità fissò norme chiare: pulizia dei vicoli affidata alle famiglie, stalle da ripulire ogni quindici giorni, divieto di lavare o abbeverare presso la cisterna; l’acqua si attingeva solo col secchio del Comune.
Le pene? Per gli uomini 30 baiocchi di rame, con vergate “nei posteriori” per i recidivi o chi non pagava; per le donne sculacciate “in via privata” per il tempo di una o più “avemarie”. Il sindaco poteva commutare o infliggere la pena di persona in una camera del castello. Un banditore rendeva pubbliche le regole al suono di corno e ciaramella.
Oggi questo testo fa sorridere, ma restituisce in modo vivido la concretezza della vita comunitaria in un’epoca di passaggio, tra antico e moderno.
Se stai seguendo il trekking urbano, fermati qui: osserva il riquadro della cisterna e leggi la Tavola delle Punizioni. Quando sei pronto, prosegui oltre il secondo varco dell’abitato: a sinistra troverai Vicolo Brutto, un’altra pagina di storia da scoprire.
Terra di frontiera umbro etrusca, terra di castelli contesi, terra di un paesaggio disegnato da borghi silenti e colline di ulivi, querce e castagni